Gli agrumi e il Lago Maggiore: un amore lungo 5 secoli

Un clima mite a ridosso delle alpi, il “vento del Mediterraneo”, con i suoi profumi che inebriano le sponde del lago Maggiore, i colori intensi tipici della riviera amalfitana, della Sicilia, Calabria o della costa azzurra e quel soprannome di “Nizza del lago Maggiore”, che gli emigrati del Verbano a Londra nel primo ‘900 hanno dato ai luoghi natii lasciati per motivi di lavoro ma rimasti negli occhi e nel cuore. Stiamo parlando della zona più mediterranea del Lago Maggiore: il Canarone Cannerese. Qui i veri protagonisti sono gli agrumi, dai sapori delicati e avvolgenti che si abbinano amabilmente in tante ricette di cucina proposti dagli chef del posto e in numerosi cocktail creati dai barman locali. La forte richiesta da parte del mercato ortofrutticolo di questi doni della natura, che crescono sia nelle serre che su alberi spontanei, riescono a dare il meglio grazie alla particolarità del terreno e al microclima locale.

Gli agrumi di Cannero, una delle città Italiane più a nord e - in particolare del canarone – sono particolarmente rinomati e apprezzati; tra le tante varietà segnaliamo il prelibato limone cedrato, che per nascere e crescere ha bisogno di un microclima temperato e particolare, tipico delle località marine miti, come i luoghi che si affacciano sulle acque del Maggiore. E non è un caso se questo agrume da 12 anni viene omaggiato con una festa apposita: addirittura quest’anno il Comune ha portato a Roma - all’Arancera di San Sisto - una pianta di questi luoghi da esporre nella collezione Italiana degli agrumi che è in corso di allestimento, anche se in concorrenza con un prodotto simile già presente, il “canarone mediceo”, che però ha caratteristiche organolettiche diverse.
Questo prodotto si trova in commercio (ma non è troppo diffuso a causa delle esigue quantità) anche sotto forma di marmellate o di succhi aromatici ma, novità importante, da qualche tempo anche nella birra e nel gin.

Le arance di Cannero, invece - al pari dei cedri e dei limoni - sono particolarmente ricercate dai turisti svizzeri e tedeschi, che appena “entrati” in Italia e senza raggiungere mete lontane dello stivale, trovano sui banchi dei negozi di frutta delle preziose arance, come forse solo la Sicilia potrebbe offrire. Gustose, rosse, ricche di vitamine e pronte per una spremuta davvero salutare e rigenerante. E sempre in tema di novità sui nostri agrumi ecco arrivare la notizia da ultima ora del gemellaggio tra Cannero Riviera e il comune di Lentini in Sicilia, per celebrare gli agrumi simbolo delle due città e supportato da Nova Coop, che è attiva e in prima linea nella battaglia contro l’arrivo di agrumi da zone non propriamente “pulite” in fatto di malaffare.

Ma come sono arrivati gli agrumi (e in particolare il cedro) sul lago Maggiore? Come spesso accade nelle storie del lago, è grazie alla famiglia Borromeo che gli alberi del cedro fecero la loro comparsa sulle sponde del lago (e certamente non è un caso se nello stemma nobiliare della famiglia è presente un cedro d’oro gambuto e fogliato nella fascia inferiore), anche se in realtà questo frutto è maggiormente tipico delle regioni meridionali d’Italia e anche del Libano, sebbene la sua provenienza sembra essere dal nord-est dell’India e della Birmania. Per tutti - e ovviamente per la nobile famiglia Borromeo - il cedro rappresenta l’eleganza e la bellezza e per le famiglie nobiliari è simbolo di misericordia e pietà, oltre che essere universalmente riconosciuto come simbolo di immortalità per la famiglia e la stirpe che lo avevano nel simbolo araldico. Un blasone ma anche un portafortuna. Infatti, molte famiglie in età rinascimentale amavano circondarsi nelle residenze e nei loro giardini di alberi di agrumi in generale (come limoni, aranci, mandarini e appunto cedri).

Gli agrumi del Lago Maggiore: dalle arance al limone cedrato

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